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Americano: la Prova di qualità del Barman

  • Immagine del redattore: Giovanni Ricci
    Giovanni Ricci
  • 5 apr 2018
  • Tempo di lettura: 4 min


americano campari vermut

Il drink preferito dai Barman, il protagonista di ogni aperitivo, il cocktail italiano per eccellenza...Milano porta il suo Bitter e Torino unisce il suo Vermut: ecco che nasce l'Americano!

Più precisamente si uniscono in parti uguali Vermut Rosso e Bitter Campari in un bicchiere con ghiaccio, si allunga con uno spruzzo di soda e si completa con mezza fetta d'arancia.

Ma è veramente così semplice godere di un buon Americano, miscelato e servito come si deve??

Si potrebbe pensare di sì, data la bassa difficoltà di questa epica ricetta, ma la realtà manifesta una bellissima e poetica verità dietro la preparazione di questa polibibita d'inizio '900:

l'Americano è facilissimo da preparare, ma difficilissimo da preparare bene!

Prima di capire meglio questo concetto, facciamo un passo indietro e andiamo a vedere la storia e l'evoluzione della ricetta.

IL NOME

Il momento preciso in cui viene inventata questa ricetta non è tuttora certo, ma è probabile che la diffusione di un cocktail chiamato "l'Americano" risalga ai primi anni del 1900.

All'epoca infatti, la moda del bere "on the rocks" tipica degli USA arriva per la prima volta in Italia, dove la coppetta cocktail ancora padroneggiava col suo stile di servizio classico "filtrato" dal ghiaccio (vedi gli stili mix& strain e shake&strain all'interno del contenuto omaggio).

Ecco che si inizia a rivisitare alcuni drink preparandoli direttamente sul ghiaccio, ricalcando così il modo di bere americano: il cocktail preparato in questo modo viene appunto chiamato "Americano".

Non è sicuramente plausibile l'idea che il nome derivi da qualche "tributo" al paese d'oltre Oceano, poichè il drink nasce con ingredienti per il 100% italiani all'interno di un contesto storico chiamato Futurismo, il quale discrimina ogni contaminazione culturale (soprattutto anglosassone!) esterna all'Italia in ogni campo sia tecnico che artistico.

Sicuramente certo è invece il momento in cui viene diffuso il cocktail: dopo la vittoria del pugile italiano Primo Carnera nel giugno 1933 al Madison Square Garden di New York, il suo soprannome diventa "L'Americano" poichè è il primo europeo a vincere il titolo dei pesi massimi negli Stati Uniti d'America.

Questo grande successo porta immediatamente il MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare responsabile della propaganda dello Stato Fascista Italiano) ad idealizzare il personaggio come "modello da imitare", utilizzandolo come esempio rivolto alla gioventù Italiana in divenire.

Benito Mussolini lo "espone" adirittura insieme a lui dal balcone di Piazza Venezia (celebre piazza di Roma situata ai piedi del Campidoglio), facendone quello che oggi chiameremmo "V.I.P".

A questo punto viene facile intuire come sia stata immediata la dedica del cocktail "Americano", italianissima polibibita che probabilmente già esisteva, alla figura del pugile ormai chiamato e conosciuto dal pubblico appunto come "l'Americano", italianissimo neo-campione mondiale dei pesi massimi.


Americano

LE VARIANTI

La ricetta classica, preparata in un bicchiere tumbler basso con ghiaccio, nasce con l'unione di 1 parte di vermut rosso di Torino e 1 parte di Bitter Campari di Milano, spruzzata di soda e mezza fetta d'arancia per guarnire (l'ultima codificata IBA prevede 3 cl di ogni ingrediente).

Una famosa variante è la cosiddetta "Torino-Milano", dove si aggiunge in parti uguali Vermut Punt e Mes e Bitter Campari senza allungare il tutto con la soda.

Figlio d'arte dell'Americano è il famoso Negroni, declinazione più alcolica che prevede l'utilizzo del Gin al posto della soda.

Altro pre-dinner strettamente connesso è lo Sbagliato, che prevede invece l'utilizzo di Prosecco (o un altro spumante Metodo Martinotti simile) al posto sempre della soda come top finale.

Celebre è la citazione di Ian Fleming nel libro "Casino Royale", capostipite della famosissima serie cult con protagonista l'agente 007 James Bond: il primo coktail ordinato infatti è l'Americano, con Bitter Campari, Vermut Cinzano e soda Perrier.

Ad oggi, le varianti sperimentabili da un sapiente Barman sono innumerevoli: partendo dalle fondamenta della ricetta, basta testare diversi Vermut e Bitter per scoprire sottili e piacevoli differenze, oppure unire qualche goccia di tinture aromatizzanti per aumentarne il carisma, e ancora terminando la preparazione con una soda più o meno gassata piuttosto che con un'acqua tonica leggermente limonata ed amara.

(trovi tutti gli approfondimenti nel "Manuale 2.0 del Barman e Barista")

LA PROVA DEL 9

Ecco giunti al succo del discorso:

l'Americano è un grande drink, facile da preparare ma difficile da preparare bene!

Per questo motivo, se approdiamo in un locale che non conosciamo, per testare la qualità di miscelazione e la preparazione del Barman, è ottima abitudine entrare subito in confidenza ordinando un Americano.

Sono tre i piccoli ma essenziali fattori che fanno la differenza nel risultato finale:

1) il bicchiere perfettamente raffreddato per mantentere la temperatura costante (vedi come scaricando il video introduttivo del manuale)

2) la gradevole scelta del Vermut e del Bitter che devono entrare perfettamente in simbiosi,

3) il sapiente utilizzo delle scorze di agrumi per "profumare" il primo contatto con le labbra.

Se questi punti sono chiaramente rispettati, allora siete nel posto giusto: potete osare ed avventurarvi in altre preparazioni più complesse...intanto godetevi un semplice Americano, ma preparato come si deve! :)

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